TEST GENETICO PRE IMPIANTO PER LE MALATTIE MONOGENICHE (PGT-M)

Le malattie monogeniche  sono malattie ereditarie causate dalla mutazione o alterazione nella sequenza di DNA di un solo gene. Si chiamano anche malattie ereditarie mendeliane, perché si trasmettono alla discendenza secondo le leggi di Mendel. Si dividono in tre tipi:

 

Malattia autosomica recessiva:

Malattia che si manifesta quando nel genoma della persona  affetta sono presenti due copie del gene mutato; normalmente i genitori   non soffrono della malattia perché sono portatori ciascuno di una sola copia del gene mutato che  possono, però, trasmetterlo alla discendenza. Si trasmette attraverso i cromosomi non sessuali. La probabilità di avere un figlio affetto da una malattia autosomica recessiva da due persone portatrici di una sola copia del gene mutato (che non manifestano la malattia) è di un 25% (1 su 4 è malato, 2 su 4 portatore e 1 su 4 non portatore).Un esempio è la Fibrosi Cistica o l’Anemia falciforme.

 

Malattia autosomica dominante:

È sufficiente la presenza di solo una copia mutata del gene perché la persona sia affetta da  malattia autosomica dominante. Normalmente uno dei genitori di una persona affetta è malato e questi genitori hanno il 50% di possibilità di trasmettere il gene mutato alla discendenza, che sarà affetta dalla malattia. Un esempio è la Malattia di Huntington o la Malattia di Marfan.

 

Malattie legate al cromosoma X:

Il gene mutato si localizza nel cromosoma X. Queste malattie possono trasmettersi a loro volta in forma dominante o recessiva. Ad esempio l’Emofilia A o la Sindrome della X fragile.

 

Il test genetico preimpianto per malattie monogeniche (PGT-M), noto in passato come PGD, permette di  identificare, tra gli embrioni prodotti in un ciclo di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di Coppie ad elevato rischio riproduttivo, quelli non affetti da una patologia a trasmissione ereditaria.

 

La PGT-M è una procedura assolutamente sicura per l’embrione che deve essere trasferito in utero.

L’esame    permette di identificare la presenza di malattie ereditarie in fasi molto precoci dello sviluppo, tra la 5 e 7 giornata dopo la fecondazione. In questo stadio la blastocisti si è già differenziata nella porzione embrionale (massa cellulare interna, ICM) ed extraembrionale (Trofoblasto, TE). La metodica non è più sperimentale perché è oramai dimostrato che la biopsia di poche cellule del trofoblasto (<5% della sua biomassa) non compromette le capacità di sviluppo ed impianto dell’embrione.

 

È possibile così prevenire il concepimento di un bambino affetto specificamente e unicamente per la patologia di cui i 2 genitori  sono affetti/portatori sani..

 

E’ necessario un work-up preliminare per poter costruire specifiche sonde molecolari necessarie per l’analisi.

 

Per le coppie che desiderano intraprendere un trattamento di PGT-M, la prima tappa consiste in un colloquio preliminare con lo specialista in Genetica Medica, il quale, dopo aver valutato la storia clinica della coppia, illustrerà le procedure, le possibilità e i limiti diagnostici, le percentuali di successo e i rischi correlati al trattamento. Le coppie che si rivolgono allo specialista, hanno la possibilità di avere un quadro accurato di quale potrebbe essere il loro percorso qualora decidessero di intraprendere un ciclo di PMA. Un semplice prelievo di sangue periferico della coppia e di saliva di alcuni loro familiari è necessario e sufficiente all’equipe genetica per costruire le sonde molecolari necessarie per l’analisi genetica preimpianto. Successivamente, il ginecologo specialista in Medicina della Riproduzione potrà iniziare il trattamento di PMA. Nel corso del trattamento di PMA, verrà prodotto un certo numero di embrioni sui quali effettuare il prelievo  allo stadio di blastocisti (5-7 giornata di sviluppo preimpianto in vitro) di un frammento appartenente alla porzione extra-embrionale (trofoblasto) della blastocisti che dà origine unicamente agli annessi embrionali, quali placenta e sacco amniotico.

Questo piccolo frammento di embrione presenta il medesimo corredo genetico della massa cellulare interna, da cui invece origina il feto. Di conseguenza l’analisi genetica effettuata sul frammento prelevato è sufficiente a diagnosticare se l’embrione è affetto, portatore sano o non affetto da una specifica patologia genetica. Inoltre, come oramai assodato,  non sussiste alcun rischio per gli embrioni quando la biopsia viene effettuata allo stadio di blastocisti. Infatti il tasso di impianto di embrioni non affetti o portatori sani di una patologia monogenica, è uguale a quello di pazienti della medesima età che si sottopongono a un comune ciclo di PMA senza diagnosi preimpianto.

Fibrosi cistica, talassemia, atrofia muscolare spinale, distrofia miotonica, neurofibromatosi, distrofia muscolare di Duchenne-Becker, emofilia A o B, sindrome dell’X-Fragile, sono alcune delle  migliaia di patologie genetiche che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è possibile diagnosticare grazie alla Diagnosi Genetica Preimpianto.

Oltre il 95% di queste patologie non ha una cura specifica e, nonostante individualmente siano molto rare, esse hanno una prevalenza totale stimata intorno all’1% nella popolazione generale. Ogni persona è in media portatore sano, in genere asintomatico, di circa 2,8 mutazioni genetiche e quando si incontrano due portatori della stessa mutazione, i figli che ne nascono potrebbero essere affetti da malattie congenite, mortalità precoce, ritardo mentale e disabilità permanenti.