INDUZIONE DELL'OVULAZIONE

Si tratta di una procedura che mira al  rafforzamento dell’ovulazione e può provocare l’aumento del numero di ovuli rilasciati ad ogni ciclo e massimizzare le possibilità di concepimento.

I farmaci che attualmente usiamo per l’induzione dell’ovulazione sono principalmente le gonadotropine a piccole dosi , il Beta HCG ed in casi particolari  il clomifene citrato (clomid) e  il letrozolo (FEMARA). 

Indicazioni:

  • in pazienti anovulatorie

  • cicli irregolari

  • luteinizzazione precoce (mancata deiscenza del follicolo)

  • Pazienti  con un’anamnesi di tumore alla mammella (Letrozolo/Femara) 

 

Il monitoraggio della procedura si effettua con l’esecuzione di regolari ecografie transvaginali  ed il controllo ematico ormonale  in modo da valutare i risultati della somministrazione dei farmaci e poter personalizzare così la terapia.

Clomifene citrato

Il clomifene è un farmaco  che si lega ai recettori degli estrogeni a livello cerebrale e serve a far passare al cervello il falso messaggio di mancanza di estrogeni. Questo messaggio stimola  l’ipofisi a produrre dosi maggiori di gonadotropine  (FSH, LH) rispetto a quelle prodotte in un normale ciclo naturale così che le ovaie sono stimolate a produrre un numero maggiore di follicoli.

Di solito si somministra dal 3° al 7° giorno del ciclo con posologia preferibilmente personalizzata. Sono considerati follicoli maturi quelli le cui dimensioni sono superiori a 18 mm di diametro medio. A questo punto si somministra l’hCG (gonadotropina corionica) in modo da indurre la maturazione finale dei follicoli che, dopo 32-36 ore, porterà alla ovulazione spontanea.

Se dopo 3 cicli di terapia non si ottiene la gravidanza sperata, allora si riconsidera la Coppia e si valuta con loro la possibilità o meno di altre opzioni terapeutiche . I vantaggi della terapia sono il basso costo e la facilità di assunzione, mentre tra gli svantaggi si enumerano la bassa percentuale di gravidanza,  il rischio di gravidanza multipla o di gravidanza ectopica, la possibilità di iperstimolazione ovarica, l’inefficacia del medicinale e altri effetti collaterali come disturbi vasomotori e alterazioni della permeabilità agli spermatozoi del muco cervicale.

Letrozolo (FEMARA)

 

Si tratta di un farmaco che inibisce selettivamente l’enzima aromatasi e riduce drasticamente la produzione di estrogeni nei tessuti.

L’indicazione principale è costituita dalla sua somministrazione complementare nei casi di donne che hanno subito operazioni per tumore alla mammella, in modo da proteggerle dagli prodotti dell’organismo.

La loro caratteristica, di inibire la produzione di estrogeni, è utilizzata anche nella infertilità per l’induzione dell’ovulazione. I bassi livelli di estrogeni costringono l’ipofisi a produrre quantità di gonadotropine esogene (FSH, LH) maggiori rispetto a quelle prodotte nel ciclo naturale, che a loro volta stimolano le ovaie a produrre un numero maggiore di follicoli.

Di solito, si somministra dal 3° al 7° giorno del ciclo in dosi personalizzate.

 

Sono considerati follicoli maturi quelli le cui dimensioni sono superiori a 18 mm di diametro lordo. A questo punto si somministra l’ hCG in modo da indurre la maturazione finale del follicolo che, dopo 32-36 ore, porterà all’ovulazione spontanea.

I vantaggi della terapia sono il basso costo, la facilità di assunzione e la sicurezza di utilizzo per donne con problemi di tumore alla mammella.

 

Tra gli svantaggi si enumerano la bassa percentuale di gravidanze,  la possibilità di gravidanze multiple o di gravidanze extra-uterine, la possibilità di iperstimolazione ovarica, l’inefficacia del medicinale e altri effetti collaterali i principali dei quali possono essere mal di testa e indebolimento fisico.

 

Contrariamente al clomifene citrato, il letrozolo non provoca alterazioni del muco cervicale, pertanto la sua somministrazione non porta necessariamente all’inseminazione intrauterina.

Gonadotropine

L’utilizzo di gonadotropine (FSH, LH) per la stimolazione ovarica controllata e l’ovulazione multipla è quasi sempre di grande soddisfazione. La somministrazione comincia , in genere, al  2°-3° giorno del ciclo, di solito con dosi di 20-50-75-...150 ….UI al giorno sino alla formazione di follicoli maturi. La dose delle gonadotropine viene personalizzata sui dati del monitoraggio ecografico di follicoli ed ’endometrio e sul dosaggio ematico di 17BE2 (anche LH e Prog. quando necessario) al fine di ottenere la migliore risposta ovarica Sono considerati follicoli maturi quelli le cui dimensioni sono superiori a 18 mm di diametro medio. A questo punto si somministra l’ hCG (gonadotropina corionica) in modo da indurre la maturazione finale del follicolo che, dopo 32-36 ore, porterà all’ovulazione spontanea.

Per prevenire che la stimolazione ovarica causi il rilascio precoce degli ovociti e la luteinizzazione dei follicoli con fallimento della procedura usiamo, nelle situazioni a rischio, gli antagonisti del LH che inibiscono l’ipofisi dal produrre FSH e LH (gli ormoni che regolano l’attività dell’ovaio). Così facendo l’ovaio è controllato solo dalle gonadotropine che noi somministriamo.

La combinazione con l’inseminazione intrauterina aumenta sì le percentuali di gravidanza (10-15%), ma sono ancora distanti da quelle ottenute con la fecondazione assistita (40-50% secondo l’età); è per questo che negli ultimi anni l’utilizzo delle gonadotropine per l’induzione dell’ovulazione si applica soprattutto nella procedura di fecondazione assistita.